Termo

Tibetano:

ལྷའི་བུ་སེམས་ལྷག་ཅན་ཞེས་གྲགས་སོ, སེམས་ལྷག་ཅན

lha'i bu sems lhag can zhes grags so, sems lhag can

 Atenção: provisório – em revisão 

Sânscrito:

अधिचित्त

adhicitta

Português:

Adhicitta

Predecessor de Garab Dorje, nos reinos celestes.

Inglês:

Adhicitta

The previous incarnation, in the celestial realms, of Garab Dorje. [WOMPT, 1998]

Espanhol:

Adhicitta

La encarnación previa, en los reinos celestiales, de Garab Dorje. [PMP, 2014]

Francês:

Italiano:

Devaputra Adhicitta, Adhicitta,

Ānandagarbha (kun dga'snying po) anche conosciuto come Devaputra (lha'i bu) Adhicitta (sems lhag), il figlio divino dalla mente eccellente. Previa incarnazione di Garab Dorje nei regni celesti.

[KLSL/ PPM] Nel Cielo dei Trentatré c’era un essere celeste chiamato Devabhadrapala che aveva circa cinquecento figli, [...] il maggiore si chiamava Ānandagarbha (kun dga'snying po) [...] che amava praticare la recitazione adamantina nella solitudine della sua cella di meditazione ed era per questo conosciuto come Devaputra Adhicitta (lha'i bu sems lhag can), ‘il divino figlio dalla mente eccellente’. Per mezzo di simboli Vajrapāni conferì ad Adhicitta la trasmissione diretta di tutti i mezzi dei Vittoriosi, “alla maniera dei re" [...] e così gli disse: Che questa meravigliosa essenza della dottrina si diffonda nelle tre dimore celesti, e da un figlio del cuore da un’emanazione emanato (Garab Dorje, emanazione di Vajrasattva, a sua volta emanazione di Samantabhadra), sia propagata al centro di Jambudvīpa! [...] assunte poi le sembianze di un cigno [...] tramutò Adhicitta nella sillaba Hūm [...] e col becco, venne a toccare per tre volte il centro del cuore della principessa (Fiore Lucente). La rilucente sillaba Hūm penetrò nel cuore di lei [...] dal quale, trascorso il tempo di gestazione, emerse un rilucente vajra a nove punte che poi svanì, lasciando al suo posto un bimbo[...] E visto che il bambino aveva in mano un vajra, gli venne dato il nome di Garab Dorje o Vajra della Gioia Suprema; siccome tutti ne furono lieti, gli venne anche dato il nome di Vajra della Letizia; e siccome tutti ridevano, lo chiamarono anche Vajra delle Risa [...] Apparendo in in persona, Vajrapāni gli conferì la trasmissione diretta e completa di tutti i mezzi dei Vittoriosi [...] senza sforzo Garab Dorje pervenne istantaneamente alla buddhità al livello della grande perfezione. In quella stessa epoca, in nobile terra d’India, il brahmano Sukhapāla e la sua sposa Kuhanā avevano messo al mondo un figlio di nome Sārasiddhi (bram ze snying po), chiamato anche Samvarasāra (bde mchog snying po). Sārasiddhi era un’emanazione del sublime Mañjuśrī [...]che in una visione, così gli aveva detto: All’ovest, in terra di Oḍḍiyāna [...] c’è una grotta, il cosiddetto Eremo adamantino. Là si trova Garab Dorje, ‘corpo’ manifesto di Vajrasattva [...]Garab Dorje conferì a Sārasiddhi la trasmissione diretta dei mezzi dei Vittoriosi “alla maniera dei re”, trasmettendogli la totalità dei tantra e delle istruzioni essenziali senza eccezioni [...] e gli dette il nome di Mañjuśrīmitra.